Chiudere oggi per aprire al domani

Siamo tutti preda di timori ed incertezze, vittime della sospensione temporale causata da questo nuovo micidiale virus che viaggia con la velocità della nostra globalizzazione tecnologica. Virus micidiale nella sua velocità di propagazione quanto incurante, al pari dei mutamenti climatici, di frontiere e confini, di classi sociali e status economici. Ugualmente inflessibile nell’acuire le sofferenze dei più deboli ed esasperare le differenze sociali in favore di chi ha più possibilità.

Fatica ad emergere, nello scombussolamento dell’emergenza, quel senso civico di cittadini responsabili che poggia sulla percezione che, solo se ognuno paga qualcosa, se ne esce tutti. Siamo tutti a bordo di quella navicella a forma di ‘arancia blu’ che viaggia nello spazio interplanetario, dalla quale non possiamo scendere o far scendere qualcuno, ma che possiamo abitare vivendo e praticando “il tempo della solidarietà non più della competizione” come dice Carlin Petrini. Solo se ci abitueremo a pensarci come comunità solidale potremo farcela: cittadini portatori di diritti e di doveri, cittadini prima che consumatori o attori economici.

Noi siamo ‘solo’ un gruppo di pizzaioli e cuochi accomunati dall’appartenenza ad un’alleanza fondata su una sensibilità che ci ha fatti unire, collaborare, magari anche litigare ma, soprattutto, condividere esperienze, relazioni, contatti, successi e difficoltà, ricette e …obiettivi.

Ed è dagli intenti che dovremo ripartire dopo, perché siamo accomunati principalmente dall’etica, dal senso di responsabilità, dalla coscienza che oggi è opportuno che restiamo a casa! Lo abbiamo scelto anticipando decreti e obblighi. Non sappiamo bene come andrà, non sappiamo come evolverà, in quali tempi. Ma sappiamo che essere responsabili è la via, perché siamo già da tempo responsabili: verso i nostri clienti, verso i nostri produttori, verso il nostro territorio, verso la collettività, verso la nostra Terra!

Abbiamo inteso, ben prima della diffusione del virus, che le fragilità di questo sistema di produzione e consumo di cibo sono connesse a perdita di biodiversità ed ecosistemi, ad espansione delle metropoli e abbandono al dissesto delle aree interne, al crescente restringimento delle possibilità di scelta in campo alimentare. Fenomeni che, a detta di innumerevoli scienziati, stanno a capo degli sconvolgimenti climatici, e costituiscono brodo di coltura per nuove patologie e pandemie.

Proprio perché sappiamo e siamo consapevoli, così come oggi siamo motivati ad affrontare un grosso sacrificio, saremo ancor più motivati domani a ripartire: i frequentatori del “buono, pulito e giusto” non resteranno a casa per sempre!

La nostra forza è e sarà l’unicità e la molteplicità che ci caratterizzano e qualificano nel mondo e hanno fatto grande questo Paese, quando è capace di valorizzare la sua ricchezza di cultura, storia e diversità, le sue produzioni tradizionali, la sapienza dei suoi artigiani. Un Paese da preservare da una catastrofe economica e sociale, un Paese in quarantena ma da preparare sin d’ora alla ripartenza e alla ‘rinascita’. La chiusura di bar, ristoranti e pizzerie rappresenta una sofferta ma coraggiosa rinuncia, induce un grosso sacrificio a dipendenti e fornitori, per qualche tempo.

Noi faremo la nostra parte come cuochi, pizzaioli, ristoratori dell’Alleanza Slow Food. Chiediamo a tutti di fare la propria. Alle Istituzioni con misure opportune, tempestive e concrete che premino e rafforzino singoli e gruppi che operano giorno dopo giorno per dare valore ai ‘beni comuni’. A voi soci ed amici di Slow Food chiediamo di prepararvi a dare una rinnovata mano perché insieme continuiamo a praticare la cura delle relazioni nella convivialità, che pure è bene comune.

E’ l’unica chance che abbiamo per potercela fare.

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